domenica 27 gennaio 2013

LINCOLN - RECENSIONE FILM 2013 E CONSIDERAZIONI PERSONALI DI ATTUALITA'

Come ogni giovedì, ultimamente (causa fine stagione Sala Greppi), l'appuntamento è al cinema Capitol per le nuove pubblicazioni.
Questa settimana Lincoln mi ha aiutato a capire meglio come il mondo non sia cambiato negli ultimi decenni, come per raggiungere il proprio obiettivo i politici abbiano sempre usato ogni mezzo.
Una storia di un uomo, troppo alto, combattuto fra l'essere padre di un figlio in battaglia e capo di uno Stato che ha fondato la propria esistenza sulla guerra.
Come risolvere il dilemma? Far concludere la guerra ad ogni costo! A suon di mazzette e di assunzioni, regalando una legge ad personam, ottenne il risultato di portare a casa il figlio dal fronte e, come "effetto collaterale", abolire la schiavitù negli Stati del Sud (o per lo meno accelerarne pesantemente il corso). Una morale non indifferente (almeno quella che ho voluto leggere io, poi di sicuro voi tutti ne troverete altre), in fondo anche i più fini politici sono umani e rispondono alle regole dell'animo umano. Con questo non voglio criticare il film, anzi, lo apprezzo perchè ha messo in luce il lato umano, troppo umano, di uno dei più importanti uomini della storia.
Vedere che anche ai tempi si compravano i voti mi ha fatto sorridere, vedere che una delle più grandi imprese della storia  sia stata frutto di un compromesso la rende meno eroica e più alla portata di tutti. Pensare che lo stesso metodo sia stato usato pochi mesi fa per mantenere in vita un governo in uno Stato della vergogna mi ha fatto rabbrividire. Mi è parso naturale, e mi sarebbe piaciuto poterlo esprimere ad alta voce al resto del pubblico, il paragone fra quell'infame dei democratici che ha votato contro il suo partito per un posto all'erario e, la nostra macchietta, Scilipoti. Forse ho riso anche troppo durante la proiezione di uno dei film candidato a 12 Oscar e che ha la capacità di raccontare al mondo la vera storia spogliandola dal mito, però è troppo facile il confronto con la nostra realtà e comprendere come ci siamo abbassati, da chi ha comprato i voti per concludere una guerra e liberare gli schiavi a chi lo ha fatto per mantenersi una seggiola sotto il culo. Che amarezza...
Meglio non pensarci troppo e continuare a far finta di nulla, tanto nulla cambierà. Basti vedere le ultime liste elettorali: 200 e rotti simboli e candidati specchietti per le allodole che mi domando cosa capiranno del voto che daranno in parlamento. Forse con l'incandidabilità degli indagati hanno finito i politici da proporre? Cosa ne saprà un calciatore del pareggio di bilancio? e una schermitrice degli esodati? un comico della legge elettorale? una pornostar delle pensioni? Eppure il nostro parlamento sarà riempito da queste persone, dai nomi altisonanti che attirano i voti ma che non sono tecnici delle materie che andranno ad affrontare (perchè non hanno messo BatRoberto? Io l'avrei votato...). Pensare che dovrà decidere del mio futuro un ex giocatore dell'Inter o una che ha "il ginocchio della lavandaia" (metafora scoperta oggi ascoltando la tv) mi fa sentire ancora più inerme di fronte lo strapotere delle istituzioni. Non mi fa nemmeno più strano pensare che gli sforzi fatti dalle famiglie per pagare una tassa sulla propria casa che già posseggono finiranno a coprire l'inefficienza della terza banca del Paese (MPS), il cui Presidente ha "regalato" 700 mila euro, sono quelli tracciabili, a un partito per tirare lungo con le indagini, per comprare tempo con la giustizia. Forse è per questo che paghiamo le tasse? Per vederle sprecate in questi giochetti? (Questo è solo uno degli scandali, ma potremmo citare: la Regione Lombardia, Er Batman, i diamanti della Lega, le assunzioni in Puglia, le case a Roma, i festini, gli appalti truccati, il San Raffaele, l'elenco è troppo lungo e tanto ne sapreste sempre uno in più di me da aggiungere qualsiasi schieramento politico voleste tangere).
Forse sono andato un po' troppo fuori tema, ma seguire la traccia non era il mio forte nemmeno a scuola, ma non potevo tacere quello che mi fa ribollire il sangue ogni volta che accedo a un servizio di informazioni mediatiche. Sentirmi impotente mi rende ancora più furioso, sfogarmi su questo blog non servirà a molto, ma almeno sento di aver fatto la mia piccola parte nel palesare quella che è una situazione ormai insostenibile in questo Paese alla deriva. Tutti sanno grazie ai mille mezzi di comunicazione, qualcuno denuncia, ma nessuno muove un dito per cambiare dare soluzione realmente al problema. Dove sono i manifestanti in piazza che tirano le monetine ai ladri urlandogli "prenditi pure questi"? Probabilmente per ottenere il loro obiettivo hanno venduto anche loro il voto a qualche partito (fuor di metafora, leggi pure movimento dei forconi). Peccato che, contrariamente alla storia narrata nel film, "l'effetto collaterale" dell'aver ceduto alle tentazioni umane è stato un risultato meno nobile della abolizione della schiavitù, fors'anche perchè le loro spinte sono, fin troppo venali, dovute all'ingorda e stupida avidità (perchè farsi rimborsare le caramelle quando guadagni 20 mila euro al mese non saprei come definirlo in altro modo), davvero troppo umane.

Hasta siempre

The Boss

sabato 29 dicembre 2012

STOP AI FINANZIAMENTI PRIVATI ALLA CULTURA

Questo è un appello che rivolgiamo a tutte quelle aziende, banche, associazioni e fondazioni che finanziano la cultura, perchè è un'indecenza che continuino a influenzare la nostra cultura finanziandola in luogo dello Stato.
Inutile nascondersi dietro a un dito pensando che lo facciano per bontà d'animo, è palese che lo facciano per scaricare i soldi dalle tasse; ma se invece questi soldi se li tenessero e ci pagassero sopra il 50% di tasse e lo Stato disponesse di quella cifra come è meglio per tutti noi, anzichè secondo le mire speculative dell'imprenditore?
Quello che svolgono non è un atto liberale verso la società, ma solo un tentativo bieco di farsi pubblicità, di condizionare il nostro sapere, di imporci il pensiero keynesiano di welfare state. 
Per questo chiedo di interrompere qualsiasi genere di finanziamento privato alla cultura e alla questione pubblica in genere, sono solo delle mazzette mascherate da beneficenza per comprarsi appalti, concorsi e bandi pubblici. 
Basta! è un grido di speranza per la nostra libertà culturale, è un'indecenza questo ruolo di ingerenza dei privati che continuano a regalare soldi solo a chi vogliono loro, lasciate che sia lo Stato a decidere a chi vanno dati quei soldi, che scelga chi ne ha più bisogno.

Se poi lo Stato deciderà che è più corretto usarli per comprare caviale e champagne a tutti i suoi dipendenti, per mandarli in pensione dopo sei mesi di lavoro, per finanziare enti privati che poi non pagano a loro volta le tasse essendo a fine culturale, per pagare sanzioni amministrative all'Unione Europea perchè prendiamo accordi con un governo e li annulliamo con il successivo, etc. non saremo di certo noi a criticarli perchè stanno semplicemente facendo il loro dovere. Li abbiamo scelti noi e non possiamo che non andare a votare alle elezioni quando sentiamo che questi corrotti non ci rappresentano. Continuare a chiedere finanziamenti alla privata famiglia per mantenerci, visto che il lavoro che ci siamo scelti non ci garantisce un reddito che ce lo consenta, è la cosa più corretta, tanto loro ce li hanno. Se poi mi capita l'occasione di avere un lavoro, non certo di concetto ma che mi garantisca un reddito minimo per sopravvivere, spero non mi prendano perchè poi non avrei più tempo per dare ripetizioni (naturalmente in nero, perchè sti sbirri di merda devono preoccuparsi degli imprenditori assassini e evasori, nonchè finanziatori privati della cosa pubblica, prima di guardare a noi poveri studenti di quasi 30 anni). Anzi, già che ci sono, inseguo i miei sogni in barba alle possibilità economiche, poi vediamo come andrà, un biglietto del treno per il rientro sempre pronto in tasca e, dopo aver fatto rifornimento a casa, si riparte verso utopia!
Mi piacerebbe sapere se trovandosi una busta con dentro 5.000 euro, targata pollo, la rispedirebbero al mittente o se la terrebbero... ma questa non è una domanda retorica che puoi permetterti di porgli alle 2 di notte, quando li rivedi dopo un anno, e gli stai gonfiando una ruota altrimenti non raggiungerebbero casa... sembrerebbe costringerli a risponderti che hai ragione col ricatto morale di mandarli a casa a piedi! 

Hasta Siempre

The Boss

venerdì 21 dicembre 2012

CONCORSO PER CATTEDRE DICEMBRE 2012


Su tutti i giornali campeggia la triste notizia della falcidie di docenti precari che non hanno passato il test di preselezione del concorso per cattedre 2012. Un povero maestro scrive una lettera, che sembra uscire dal diario di Che Guevara, in cui ricorda che non sono la logica, la comprensione del testo, le capacità al pc o nelle lingue che fanno di un maestro un bravo maestro ma il cuore che va buttato oltre l’ostacolo, facendo ascoltare de Andrè al posto di suonare il piffero… Beh, non mi esprimo in commenti in merito al soggetto, vorrei solo dire che concordo sul fatto che il concorso era fuori tema, solo una parte delle materie erano coperte. 
Però serviva fare una scrematura e resto stupito che siano state questo genere di domande a farlo. Trovare in quale stringa di lettere si ripete la stessa lettera per 5 volte non è impossibile; così come indicare con gli insiemi quale sia il rapporto fra sciatore, fondista e neve; o identificare quale sia il pulsante nello strumento di scrittura testi per stampare. Per le lingue ammetto di essermi trovato in difficoltà, entrambe le volte che ho provato ho commesso 4 errori solo lì, ma poi per il resto erano fattibili.




E cosa più assurda è che le domande pubblicate in internet erano le stesse da cui avrebbero pescato per fare il test! 70 moduli diversi da 50 domande, un totale di 3.500 domande e risposte da segnarsi e imparare a memoria! Da quanto lo sapevano? Come hanno fatto a non organizzarsi? A costo di metterle tutte su un supporto informatico in ordine alfabetico e pescarle da lì. Non che io abbia mai usato metodi simili per passare esami universitari… ai miei tempi non c’erano i mezzi, solo bigliettini stampati piccoli piccoli!
Resta il fatto che il 66,5% dei candidati non ce l’ha fatta. Mi spiace perché sicuramente a livello umano saranno stati molto più pronti ad affrontare i giovani d’oggi, ma sinceramente sono anche contento che una volta ogni tanto in Italia funzioni il metodo meritocratico, purtroppo applicato però su parametri di valutazione sbagliata… Non si può avere tutto dalla vita no?
Cosa ancora più assurda è che quando chiedo commenti per fomentare un po' di dibattito in facebook mi ritrovo solo con una serie di commenti sui miei errori nel test... forse la gente non capisce che non è un problema mio ma di chi decide la sua vita in base a quel test...
La metto sul ridere anche se so che chi non l’ha passato mi manderà a quel paese, ma che ci posso fare se non scrivere per denunciare pubblicamente il misfatto e dare proposte per il futuro?
Spero che presto la Pubblica Amministrazione si ravveda e ci sia una possibilità anche per voi precari della scuola, a cui appunto il nostro blog pensiero precario si sente vicino!


Hasta siempre

The Boss

giovedì 20 dicembre 2012

COELIAC PRIDE!


Non potete immaginare la gioia che si legge negli occhi di un celiaco, quando scopre l'esistenza di una fiera del senza glutine, per di più proprio a due passi da lui!
Sono 3 mesi che sognavo questo momento, sembrava non arrivare più... e invece poi ti svegliano una bella domenica mattina e sono già tutti pronti a partire, mentre tu cerchi di ricordare cosa hai fatto la sera prima!
Arrivati a Brixia expo, subito scorgo gente con borse piene di ogni ben di Dio, che figata! Il mio primo pensiero è: "sarà come un gay pride ma per i celiaci!". Questo rivoluzionerà tutta la mia giornata!
Entrati, giustamente con lo sconto per celiaci, ci si propongono file e file di espositori pieni zeppi di assaggini! Tutti senza glutine! Voi non potete capire… gozzovigliare arraffando tutto quello che capita a tiro su decine di banchetti è stupendo e inimmaginabile, soprattutto per chi vive dovendo chiedere tutte le volte: “posso chiederle se sa dirmi se va bene anche per i celiaci?”. Pensate che c’era gente, talmente siamo conciati a vivere male, che si era portata un panino da casa, "che non si sa mai dove si va a finire…" (come andare all’october fest portandosi la birra da casa!) Una rivoluzione! Tant’è che all’intervista di una PR, dell’associazione italiana celiaci, ho risposto: “sembra di essere a un gay pride ma per celiaci!”. Non so perché, ma mi sa che l’hanno tagliata… Resta il fatto che mi hanno fatto una foto con un cartellone con scritto: "coeliac pride" (pubblicata su facebook!).
Sta di fatto che, fra: panettoni, pizze, paste, risotti e birre, ho passato due ore in balia del mio senso principale: il gusto!
Adoro mangiare, e adoro ancor di più chi mi prepara il cibo adatto senza problemi, questa fiera ha dato risposta alle mie esigenze del mangiare fuori casa dopo ben 10 anni! (meglio dei ristoranti per celiaci, dove ti sembra di essere in una riserva indiana e paghi pure un fottio!). Una delle più belle esperienze da celiaco, forse seconda solo a quando ho bevuto birra dopo 2 anni di astinenza da bionda… che ciucca quella sera!
Comunque sia, mi spiace tanto sia finita e sia capitata proprio mentre sto vivendo il mio primo lavoro, su 4 giorni ho potuto godere solo di 1, ma, spero, che diventi una bella ricorrenza, così da riempire i weekend dell’autunno inoltrato dei prossimi anni.
Come avrete notato, la quantità di punti esclamativi è enorme rispetto al solito, immaginate pure perché!
GRAZIE GLUTEN FREE! GRAZIE COELIAC PRIDE!

Hasta Siempre

The Boss

venerdì 2 novembre 2012

LA LIBERTA' SECONDO DOSTOEVSKIJ


Quando si pensa all'evoluzione umana, la mente va alle grandi conquiste tecnologiche, politiche, sociali. In particolar modo, in questi ultimi duecento anni, sembra che l'umanità abbia cambiato marcia, raggiungendo traguardi impensabili nell'arco di un tempo relativamente così ridotto. Per quanto riguarda i concetti esistenziali invece, come l'amore, la fede, la giustizia, LA LIBERTA', ebbene, per quelli che Ivan chiama problemi eterni, l'uomo sembra essere sempre lo stesso. Dostoevskij lo sa e, attraverso le parole di Ivan, trasmette il suo pensiero, che è poi il pensiero del mondo, e ci consegna una delle più belle pagine della letteratura mondiale. Qui, riassunto e rivisitato in versione teatrale, il dialogo sulla libertà tra Ivàn e Alesa Karamazov. 
 
IVAN: Alesa, guardami bene, sono un ragazzo come te, esattamente come te. Forse con la sola differenza che non sono un novizio. E molti, moltissimi dei nostri giovani più originali oggigiorno non fanno altro che parlare dei problemi eterni, non è così?

ALESA: Sì, per i veri lussi questi problemi sono certamente i primi e i più importanti. Ed è bene che sia così.

I: E dunque, da che cosa dobbiamo cominciare?

A: Ieri, dal babbo, hai detto che Dio non esiste.

I: Ieri dal babbo lo dissi apposta per stuzzicarti. E vidi che ti sfavillavano gli occhi. Ma ora non sono affatto scontento di parlarne con te. Voglio fare amicizia con te, Alesa. Perché non ho amici, e voglio provare. Ebbene, figurati che anch’io accetto l’idea di Dio. Ti sorprende?

A: Sì, certo. Beh, purchè tu non scherzi anche adesso.

I: Io accetto Dio, puramente e semplicemente. E non mi pongo la domanda se Egli esista o no. E credo, credo nella Sua saggezza, nei Suoi fini che ci sono del tutto ignoti. E credo, stammi bene a sentire, nell’armonia in cui si dice dovremmo fonderci tutti un giorno, dopo aver perdonato chi ci ha offeso, chi ci ha umiliato. Accetto e, credo. Ma, qui comincia la mia ribellione. Perché c’è qualcosa che non posso accettare. La sofferenza. Degli umili, degli innocenti, dei poveri di spirito, dei bambini. Ecco, la crudeltà verso i piccoli, innocenti bambini. Ecco, io prendo l’esempio dei bambini perché è innegabilmente chiaro quello che voglio dire. Noi, noi uomini possiamo essere anche tormentati, e puniti. Magari ingiustamente, ma noi abbiamo mangiato, anzi assaporato il frutto proibito. Conosciamo il bene e il male. Possiamo subirlo, ma potevamo anche farlo. I bambini no. Loro non sono colpevoli di nulla. E allora perché? Alesa tu ami i bambini, so che li ami. Come puoi dunque ammettere che anch’essi soffrano terribilmente sulla Terra, perché? PERCHE’? Come entrano le loro sofferenze in quella armonia? Che armonia è mai questa, se comprende anche la sofferenza dei bambini? No Alesa, no. Io allora rifiuto questa armonia, rifiuto di far parte di questo mondo armonico. Non ne nego l’esistenza. Ma mi affretto, nel modo più rispettoso possibile, a restituirne il mio biglietto d’ingresso.

A: Ecco, questa è una rivolta.

I: Oh no, no, no. Non dire così. Questa è…un’eccezione, non una rivolta. Stammi bene a sentire. Immagina, immagina di essere chiamato, tu, a costruire il Grande Edificio dei Destini Umani. Sì, con lo scopo di fare finalmente felici gli uomini. Pane per tutti, pace, libertà, ordine. Ma, che per arrivare a questo sia necessario tormentare un piccolo essere di tre, quattro, cinque anni. Accetteresti? Dimmi, accetteresti di edificare il tuo regno di benessere e di pace sulla sofferenza di quell’unico bambino innocente? Rispondimi senza mentire.

A: No, non accetterei.

I: E puoi ammettere che gli uomini, per i quali costruisci l’Edificio, acconsentano da parte loro ad accettare il sacrificio che gli viene da sangue innocente e ad essere poi felici in eterno?

A: No, non lo posso ammettere. Però, però c’è un Essere che può perdonare, e ha il diritto di farlo. Tu l’hai dimenticato, ma è appunto su di Lui che si fonda l’Edificio.

I: Il Cristo. L’unico senza peccato. No, non l’ho dimenticato. Anzi mi meravigliavo che ancora tu non avessi fatto il Suo nome. Eh, vedi io dico Cristo e già l’animo mi si divide perché…eh, Cristo tu lo sai bene è segno di contraddizione. Il cuore si commuove al Suo nome, ma la mente mi ribolle di tante domande. No, non ti turbare fratello. Io, nel fondo, continuo ad essere sereno. Senti, lo sai che…eh…lo sai che volevo scrivere, anzi voglio scrivere un poema, diciamo una rappresentazione, proprio su Cristo.

A: Davvero! E che poema sarebbe? Puoi dirmelo?

I: Sì! Voglio dirtelo! Senti il titolo se ti piace. Mi piacerebbe chiamarlo “La leggenda del Grande Inquisitore”. Dovrebbe avere uno sfondo storico. Pensa, pensa al secolo della Grande Inquisizione, alla Spagna, quando si bruciavano gli eretici. Lo sfondo sarà storico ma, il dramma, le idee…sarà di oggi. Anzi, potrebbe essere il dramma della mia coscienza, divisa, dilaniata tra il Cristo e i dubbi della Ragione. In fondo anche noi, uomini moderni, invochiamo Cristo in certi momenti. Come dovevano certamente invocarlo gli eretici, mandati al rogo dall’Inquisitore.

A: Anche tu lo invochi, Ivan?

I: Eh, immagina che io lo invochi e…Lui torna! Ecco, il mio poema comincia proprio così. Sì, Lui torna, come un pellegrino qualunque, mescolato alla folla e nessuno lo riconosce nella grande piazza della Cattedrale di Siviglia.

A: Ah, bellissimo! Il tuo Cristo è già tra noi, ma nessuno lo vede. Perché non sappiamo più riconoscerlo. Bellissimo!

I: Aspetta, Alesa. Da principio nessuno lo riconosce, ma c’è in Lui qualcosa di indefinibile che attira l’attenzione di qualcuno. E basta che uno dica: “E’ Lui! Cristo è tornato!” perché la folla lo avvolga come un’onda del mare. E non c’è dubbio, tutti gridano: “E’ Lui! Cristo è tornato! Fa di noi quello che vuoi! Ti seguiremo dovunque…”. Ti piace come inizio? E’ qualcosa che potrebbe benissimo accadere anche oggi. Sì oggi, su al tuo monastero. Lo riconoscono quindi, gridano. Ma ecco che una figura, vestita di porpora, appare sul sagrato del monastero della Cattedrale di Siviglia. Guarda la folla con la fronte aggrottata e chiede: “Chi è costui? Che è venuto a fare? Prendetelo e rinchiudetelo nel carcere della Santa Inquisizione.” E poco dopo Cristo è imprigionato. Tutti hanno chinato la testa davanti all’Inquisitore. Nessuno ha mosso un dito in difesa di Gesù.

A: Ma perché era tornato?

I: Eh… “Perché sei tornato a turbare il nostro ordine, la nostra pace?” Glielo chiede appunto l’Inquisitore, di notte, quando va ad interrogarlo. “Che sei venuto a fare?”

A: Era tornato per ridare agli uomini la vera liberta’? LA LIBERTA’ DELL’ANIMA?

I: Ecco sì. Io credo che metterò in bocca a Cristo proprio la tua risposta. Mi piace. LA LIBERTÀ! Eh, questa faccenda della libertà, quanto è costata agli uomini. Da secoli essi si tormentano, e combattono, per essere liberi. Ti dirò una cosa Alesa. Io mi sono persuaso che l’uomo non vuole essere libero. Praticamente invece chiede a qualcuno di molto potente, di molto abile, a cui affidare la propria libertà. Qualcuno che gliela amministri e che gli tolga la responsabilità di decidere giorno per giorno, volta per volta. Liberamente, appunto. Qualcuno che decida per lui. QUESTO VUOLE L’UOMO! E questo può rispondere il Grande Inquisitore.

A: Ma è il ragionamento dello Spirito del Male! Cristo si è sempre ribellato a chi Gli proponeva di spogliare l’uomo della sua libertà.

I: Lo so bene che si è ribellato. Ma con che risultato! Quando il Tentatore gli propose di tramutare le pietre in pane, perché il Cristo si ribellò?

A: Ma perché non ci può essere vera libertà, se l’ubbidienza è comprata col pane! Beh, ti ricorderai come rispose: “NON DI SOLO PANE VIVE L’UOMO!”   

I: Eppure è proprio in nome di questo pane terreno che da secoli s’è aperta una lotta che ancora continua. Ma che cosa gliene importa agli uomini della liberta! Prima sfamali, e poi parleremo di libertà, di amore, di pace. Se Cristo avesse trasformato le pietre in pane eh, tutti l’avrebbero seguito. E il Suo regno si sarebbe fatto in un momento. Invece Cristo rifiutò di sventolare la bandiera del pane terreno in nome della verità e del PANE CELESTE!

A: Non essere così semplicista, Ivan! Cristo ha sempre comandato agli uomini di procurarsi INSIEME il pane terreno.

I: Ma occorreva dare un esempio clamoroso, le pietre trasformate in pane!

A: Ma Cristo, rifiutandosi di esercitare quel miracolo, ha agito con magnifica fierezza, la fierezza di un Vero Dio!

I: Sì, lo riconosco. E lo riconosce anche il mio Inquisitore. La fierezza di un Vero Dio. Hai detto bene, Alesa. Ma gli uomini non lo capiscono, PERCHE’ NON SONO ALTRETTANTI DEI! Ma credi che la natura umana riesca a fare a meno del miracolo? Credi che l’uomo possa a lungo soffocare il desiderio di essere guidato da qualcuno di molto, molto potente, su cui scaricare la propria responsabilità? Ah, tu non conosci gli uomini, Alesa. Gli uomini sono deboli, e schiavi. Ed è per questo che si sono allontanati da Cristo. Per seguire Noi.

A: Noi? Chi?

I: NOI!...eh, mi sono talmente immedesimato nella rappresentazione che ti rispondo come se io stesso fossi l’Inquisitore. Sì. “Gli uomini si sono allontanati da noi. Perché non hanno bisogno né della libertà né dell’amore. Ma di una Chiesa possente, che si fondi sul Miracolo, sul Mistero e sull’Autorità. E indichi loro le strade da seguire, ciecamente. Per questo Noi abbiamo permesso agli uomini talvolta di peccare. Perché la coscienza della loro debolezza non li spingesse alla disperazione. E d’ora in poi NOI permetteremo o vieteremo agli uomini di vivere con le loro mogli o le loro amanti, NOI permetteremo agli uomini di avere o non avere figli e tutto sarà regolato da NOI, a seconda del variare dei tempi. E tutti s’inchineranno a NOI, ubbidienti. E riconoscenti.”

A: Ma tu, Ivan…VOI, non sentite la responsabilità delle loro vite? Non tremate al pensiero di tener nascosta la verità?

I: “Sì! Noi sentiamo, proviamo una spaventosa responsabilità.”

A: E come potete continuare a vivere…serenamente?

I: “E chi ti dice che Noi viviamo serenamente?! Proprio Noi, i POCHI, gli ELETTI, solo Noi siamo i veri infelici. Perché custodiamo il segreto della verità. Ma non è meglio condannare pochi all’infelicità, che privare milioni di esseri deboli della pace e della serenità del cuore? Sappi, sappi che anch’io mi ero preparato come Te a portare agli uomini il messagio cristiano della libertà e dell’amore. Ma mi sono ricreduto, vedendo che era un ideale impossibile per gli uomini comuni. E lasciai gli orgogliosi per unirmi ai deboli, e guidarli secondo una Legge adatta alle loro fragili forze. E Ti dico…”, ecco, queste sono le parole finali che il Grande Inquisitore rivolge al Cristo Pellegrino, “…Ti dico che continuerò a correggere l’opera Tua. E domani Ti brucerò, perché hai turbato il Nostro Ordine. Sì, domani Ti brucerò. Perché se c’è qualcuno che meriti più di tutti il rogo, questo sei Tu. Domani Ti brucerò. Dixi.”

A: Ma è assurdo! Il tuo poema è l’elogio di Gesù, non la condanna del Suo messaggio. E nessuno ti crederà mai laddove parli della libertà. Non è così che va intesa la libertà dello spirito, no, NO! La intendono così soltanto i peggiori fra i cattolici. Gli inquisitori. Il tuo Inquisitore, con le sue sofferenze, non è che un fantasma. Anzi, il tuo Inquisitore non crede in Dio. Questo è il suo vero segreto.

I: E se anche fosse così? In questo sta la sua grandezza. Perché, non la consideri tu una tragedia quella di un uomo che ama ostinatamente a modo suo l’umanità, senza credere in Dio?

A: Ivan, tu non credi in Dio…e come termina il tuo poema?

I: Oh, io penso che l’Inquisitore arretri nell’ombra del carcere, ma Cristo non lo lascia allontanare. Gli si avvicina, lo bacia sulla bocca. L’Inquisitore è come bruciato da quel bacio sulle labbra e dice: “VATTENE e non tornare mai più!” e lo lascia allontanare per le vie oscure della città. E il prigioniero si allontana.

A: E l’Inquisitore?

I: Quel bacio gli brucia, ma continua ad essere della sua idea.

Da "I fratelli Karamazov", sceneggiato RAI diretto da Sandro Bolchi del 1969, tratto dall'opera omonima di Fedor Dostoevskij

Ivan Karamazov

mercoledì 24 ottobre 2012

PROCESSO IN VATICANO



Dopo la condanna del corvo, la grazia di Papa Ratzinger si sta facendo attendere anche troppo...
Paolo Gabriele non si merita un po' di quella tanto declamata carità cristiana?


Hasta siempre

The Boss

SEPARATI ALLA NASCITA


Dopo un weekend a contatto con certi personaggi e il precedente a una lezione di comportamento in cui hanno usato la vignetta sopra, ho avuto l'ispirazione geniale...
Quando non si ha un cavolo da fare sul lavoro la mente non trova proprio freni!


Hasta siempre

The Boss